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Storia della Farmacia

La figura professionale del farmacista nasce con Federico II di Svevia (1194-1250), nipote del Barbarossa, un uomo di raffinata cultura che, con provvedimenti amministrativi, regolò con estrema precisione l'esercizio professionale della medicina e della farmacia. Fino ad allora, siamo nel Medioevo, lo speziale era piuttosto un artigiano al servizio del medico, un rizotomo (da riza, radice), un preparatore di radici.
Con le crociate e la conseguente apertura dei mercati verso l'Oriente, furono importate in Europa ingenti quantità di materie prime di primaria importanza per la medicina (canfora, rabarbaro, oppio) oltre al pepe, alla cannella, chiodi di garofano, noce moscata, tamarindo.
A bordo delle navi, gli speziali avevano precisi compiti sia di controllo che di consulenza sulle spezie (conservate dapprima nelle canne di bambù ed in seguito nei vasi di ceramica, detti albarelli).
Federico II vietò al medico di fare lo speziale, istituì il ruolo del farmacista, conferì al medico la possibilità di denunciare lo speziale per ogni inadempienza o inesattezza nella preparazione dei medicamenti e nell'esercizio della sua professione, fissò il controllo del numero di esercizi degli speziali in rapporto al numero degli abitanti e al loro stanziamento, introdusse la tariffa minima dei medicinali.
Più tardi nacquero le prime farmacopee per la necessità di avere univoco indirizzo in merito alla reale applicazione delle norme e delle formule nella pratica farmaceutica. In quest'ottica, nasce il ricettario fiorentino (1498), prima vera farmacopea della storia, scritta in lingua volgare.
Gli speziali avevano facoltà di vendere anche “robbe vive” come cera, cotone, carta, spirito di vino, confetti, griotte, liquori, oli, cioccolato, marzapani, corde di violino e da mandolini, colori, ecc...
L'antico nome di speziale scompare agli inizi del 1800, durante l'occupazione francese, dapprima in Piemonte poi in tutta Italia.
Viene sostituito da quello di farmacista che, accanto ad una formazione pratica, prevede una formazione universitaria per il momento limitata alla chimica farmaceutica ed alla botanica.

 

La Farmacia a Dogliani

1570

   

Negli “appunti per la storia politica e amministrativa di Dogliani” il primo accenno ad una professione paramedica trova testimonianza nella domanda che, nel 1570, due cerusici fecero alla comunità per aprire una bottega, affinché “si sappia ove trovarli ed essi possano prestare la loro servitù, fornire sanguisughe, ventose e tosar tutti gli uomini di Dogliani”.
I cerusici nell'Alto Medioevo furono figure minori quali barbieri, ambulanti ai quali erano state relegate alcune attività chirurgiche. Essendo praticate a quei tempi senza alcuna anestesia e in condizioni igieniche precarie, risultavano particolarmente cruente e rischiose, tanto da essere ritenute indegne per un medico. I cerusici fornivano anche sanguisughe, la cui vendita divenne poi prerogativa degli speziali.

1696 

 

Datato 4 aprile 1696, invece, il primo documento che parla di due piazze da speciaro medicinale stabilite nel luogo di Dogliani, provincia di Fossano, dall'editto di Anna d'Orleans, principessa del Piemonte moglie di Vittorio Amedeo II di Savoia. Le due piazze da speciaro nel 1703 vennero affidate per 800 lire l'una all'ebreo Giuseppe Colonna.

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1733  

 

Nel 1733 l'editto del 18 marzo ne istituì una terza per la vendita di “robbe vive”, affidata a Carlo Giuseppe Guarnieri.
Nel seguente prospetto vengono riassunti i vari passaggi documentati delle tre piazze, due delle quali furono accorpate nel 1888 in una sola, successivamente chiusa nel 1918.

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Dal 1923 il farmacista Terenzio Ceva divenne l'unico proprietario della farmacia esistente in Dogliani. Proseguì la sua attività fino ai primi giorni del giugno 1944, quando venne rapito e assassinato insieme al notaio De Rubertis, ex potestà del paese, in località Piangarombo a Belvedere Langhe.

Note

 

La gestione della farmacia venne affidata a mio nonno, Giuseppe Schellino, chimico-farmacista fino ad allora collaboratore e cognato del Dottor Terenzio Ceva.

1944

 

Il 31 luglio del 1944 il dramma del bombardamento che causò la morte di 28 persone (principalmente in piazza Carlo Alberto) colpì anche la farmacia che venne gravemente danneggiata mentre le schegge dei vetri in frantumi colpirono in modo grave mio nonno all'addome.

vedi le foto

 

Venne fatta denuncia al capo della Procura che i locali della farmacia erano inagibili e che i medicinali erano stati in gran parte distrutti ed interrati.

Guarda il documento

 

 

La farmacia con autorizzazione prefettizia venne provvisoriamente trasferita presso i locali della famiglia eredi Edoardo Gallo, in via San Quirico 17, dove mio nonno poté così curarsi e allo stesso tempo accudire al servizio.

 

DAL DOPOGUERRA AD OGGI

Dopo la ristrutturazione dei locali danneggiati, nel 1947 la farmacia fu riportata in via Corte dove fu gestita fino al 1965 dal nonno Giuseppe, dai suoi figli Giancarlo ed Enrico fino al 1994, dallo stesso Giancarlo, mio padre, e da me fino ad oggi.

Oggi con i nostri collaboratori farmacisti Alessandra Clerico, responsabile del reparto fitoterapico ed omeopatico, Luisanna Bertolusso, responsabile del reparto cosmetico, Romina Ferrero, anch'ella laureata in Farmacia, Paolo Cornero, laureato in scienze della comunicazione, responsabile del magazzino e del reparto celiachia, e Gisella Gamba, diplomata in ragioneria, responsabile della parte contabile, cerchiamo di gestire al meglio e con la professionalità che ci compete un servizio farmaceutico che sia al passo con i tempi attuali, in continua, ed a volte troppo rapida, evoluzione.

All'interno del nostro sito proiettato verso scenari futuri in cui saremo sempre più collegati e dipendenti dal mondo web, abbiamo voluto regalare ai nostri utenti visitatori una sezione fotografica e di documentazione storica su quello che la farmacia è stata nel passato quando si parlava di “piazza da speciaro e di robbe vive” e il farmacista era soprattutto colui che preparava al medico i medicamenti. Troverete in questa sezione una serie di  fotografie su attrezzature e strumenti del passato, ormai desuete, documenti storici, ricette di preparazioni fitoterapiche che ricordano un mondo ormai lontano, vissuto dai nostri nonni.
Ed è per ricordare la figura di mio nonno, il “Dottorino”, presente in farmacia per 30 anni consecutivi, senza pause, senza giorni di vacanza (che cos'era?), che abbiamo preparato questa sezione.

 

Carlo Schellino

 

 

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